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Quo usque tandem, Porcelle?
post pubblicato in diario, il 5 agosto 2010
 di Michele Fino

La stampa italiana ha trovato una nuova vocazione nella fustigazione a priori della classe politica, a prescindere da ciò che quest'ultima sostiene, afferma, vota.
L'ultimo esempio è il CdS di oggi, 5 agosto, che accusa il PD di non volere le elezioni, di avere paura. L'editorialista di prima pagina non fa che seguire il main stream culturale inaugurato dai messia in stereo (Grillo-Travaglio) che si esercitano in un quotidiano gioco di ricerca (regolarmente vana) del più puro, sulla base dell'unico postulato che solo loro stessi ed i loro seguaci sono puri, moderni, web based e onesti.
Il loro modus operandi, che non è dissimile da quello di Feltri e Belpietro - i quali almeno, però, sostengono la necessità della politica, pur supportando la parte politica che è causa di gravi sciagure alle istituzioni di questo paese - porta però ai risultati che ottimamente illustrano i filmini diffusi dal duo Biolé-Bono (consiglieri del Movimento di Beppe Grillo, a norma dell'art. 3 dello statuto, in Piemonte) che sulle note del jingle di Casa Vianello sbeffeggiano il consiglio regionale ed i suoi membri, fatti salvi i due puri e onesti e le loro proposte rivoluzionarie: basta cemento, prendiamo le seconde case.
Della serie canotti lenininisti combattenti.
Ma l'andazzo della stampa impedisce ai cittadini di capire che andare alle elezioni subito sarebbe una tragedia per tre ordini di motivi, tutti legati alla attuale legge elettorale.
I. Per la terza volta i cittadini italiani non potrebbero scegliere i propri rappresentanti, ridotti a votare per liste bloccate decise a Roma o, alla meglio, a Bergamo.
II. Il Cavaliere lancerebbe una straordinaria offensiva mediatica, ben supportata dai complementar M&M (Minzolini e Mimun), e contestualmente sceglierebbe 300 candidati alla Camera tutti a prova di grissino, nel senso del tonno. 300 simmetrici e contrari agli Spartiati di Leonida: rigorosamente senza spina dorsale, servi nell'anima, onde evitare affaire Fini 2. Nel caso vincesse, potrebbe anche morire: governerebbe lo stesso, come Kim Il Sung I.
III. In questo contesto di frustrazione dei territori, le forze migliori resterebbero lontane dal PD e le fila dell'antipolitica grillina gonfierebbero ulteriormente.
Per queste tre ragioni, sostenere con forza il ritorno del Mattarellum, ovvero dell'uninominale secco è un'opzione di buon senso, perseguibile anche dai centristi, saggia anche e soprattutto per il PD. IN collegi piccoli, catapultare notabili romani o vincere solo con i simboli, è molto molto più difficile, se nel campo avverso c'è il buon sindaco di riferimento, il giovane capace di fare rete, l'uomo che tutti conoscono per il suo operare bene e costantemente.
Ricordo a tutti l'episodio metafora di Fabrizio del Noce, nemmeno un peone qualsiasi. Catapultato da mister B nel collegio Saluzzo-Savigliano, nella primavera del 96, certo della vittoria venne sconfitto da Sergio Soave, sindaco PCI e poi PDS di Savigliano. Arrivò in Ferrari alla presentazione dei candidati a Paesana, con squinzia di ordinanza al fianco. Tornò a casetta in bici.
Il PD piemontese, ma soprattutto tutti i veri democratici con o senza tessera non possono non sostenere il ritorno al Mattarellum, che consente di avere un vero Parlamento, fatto di vertebrati, non di mitili attaccati allo scoglio di un leader più o meno carismatico.
E a nulla valgono gli argomenti di gente come Rotondi: con i collegi piccoli e la scelta diretta sono favoriti i notabili, quindi al Sud i mafiosi. Questo significa scaricare le responsabilità che sono dei partiti: un partito che candida un mafioso non è un partito e deve subirne le conseguenze negative a tutti i livelli.
Ciascuno faccia la sua parte, lasciando però ai cittadini l'ultima parola sui propri rappresentanti!



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Pd:il tempo è ora
post pubblicato in diario, il 5 agosto 2010
 di Massimo Scavino

La particolare gravità del momento che sta vivendo il nostro paese con un Governo fallito nei fatti e moribondo nei numeri , con una nuova e inedita questione morale da far impallidire l’epoca di tangentopoli, deve spingere il PD e le forze di centrosinistra ad abbandonare ogni atteggiamento attendista.Il PD in particolare deve spendersi da subito, con un atteggiamento generoso e di coinvolgimento pieno di tutte le forze progressiste ancora in campo, nella costruzione di un progetto politico riassumibile in quattro parole: visione, programma, organizzazione e leadership.

Visione e cioè a dire una idea di società e del mondo, una narrazione che vada oltre il contingente e ci collochi a pieno titolo fra le forze della sinistra riformista europee.

Programma ossia dieci macro questioni su cui si sappia dire con nettezza quale è la nostra posizione.

Organizzazione, nella logica di massimo coinvolgimento reale e virtuale, non solo della stretta cerchia di iscritti ma di tutti i cittadini “di buona volonta’”.

E infine la leadership con primarie di coalizione vere e aperte per la candidatura a premier e qualora si dovesse votare con la vecchia legge elettorale con primarie anche per la scelta delle candidature al Parlamento.

Per questo credo sia importante la proposta di Sergio Chiamparino di dar vita entro Settembre ad una conferenza programmatica nazionale.

Il Sindaco di Torino è fra i pochi dirigenti nazionali a ricordarsi che “il riformismo sta nell’agire”

E che il tempo è ora…




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OLTRE
post pubblicato in diario, il 27 luglio 2010
 

Due aderenti al Cantiere Gabriele Campora e Alberto Spadafora  hanno partecipato al Campeggio di OLTRE, una originale esperienza nata da un'idea di Pippo Civati. Pubblichiamo le loro testimonianze.

Con sul petto una “O” maiuscola - di Gabriele Campora

23 luglio, Albinea, 8700 anime in provincia di Reggio Emilia.
Una festa che per qualche strano motivo non è più “dell’Unità” e neppure “Democratica” ma semplicemente “per Albinea”. Chissà perché? Forse anche da queste parti qualche solida certezza comincia a vacillare?
Qualcosa a proposito ce lo racconterà il giorno dopo “Termometro Politico” con dati da verificare ma comunque preoccupanti: la Lega avanza anche qui.
Eppure lo spirito dei simpatici e volenterosi volontari di ogni età ( un sincero ringraziamento a tutti e complimenti alle belle ed appariscenti campionesse del pattinaggio albinetese), l’organizzazione, l’amore per la buona cucina, i profumi che si respirano nell’aria, mi ricordano le care vecchie Feste dell’Unità a Savona, in Liguria, mia città natale, dove quando arrivavi trovavi un “compagno” in piedi, affianco al banchetto per le offerte, che ti attaccava veloce sul petto, con fierezza e vigore, l’adesivo con la “U” maiuscola, simbolo dell’evento.
Mi tornano in mente quel senso di comunità, quei sentimenti di appartenenza, solidarietà, condivisione, collaborazione. Sensazioni ormai perse, chissà se per sempre.
E non mi si venga a dire che potrei riprovare la stessa meraviglia andando ad una qualsiasi festa provinciale della Lega Nord. Ma per favore! Li non ci si ritrova per aiutarsi, collaborare, condividere, per donare e ricevere, ma semplicemente per organizzare la difesa del proprio piccolo orticello. Li non si guarda al futuro. Li si difende il passato uccidendo il presente.
Sarà quindi tutto perso? Anni di bombardamenti mediatici ed una società arrivista hanno definitivamente cancellato il vero significato del fare politica, del partecipare?
Monto la tenda in un campeggio inventato sui prati tra il campo da calcio comunale e la provinciale. Ci sono già altre tende, chiuse e distanti tra di loro. Da una Woodstock democratica mi sarei aspettato qualcosa di diverso , stile hippies, love and peace. Sono un inguaribile romantico, non di sicuro nostalgico.
Arrivo alla tensostruttura di “Oltre”, dove sono già sedute parecchie persone ad ascoltare le prima considerazioni di Pippo Civati, Carlo Monguzzi, Ivan Scalfarotto e Mario Rodriguez. Mi siedo, seguo il dibattito, mi guardo attorno. L’età media è sicuramente inferiore a quella dei vari consessi democratici ai quali ho partecipato finora, ma ciò non conta, non è importante. Ciò che conta è quello che accomuna queste persone. Pippo sapeva di poterle trovare e ora le chiama tutte a raccolta. Ha capito che è giunto il momento di dare l’esempio. Di smetterla di parlare di regolamenti, di leader, di correnti. Ognuno deve fare la sua parte. Una parte che sarà messa a disposizione di tutti, col piacere di condividere le proprie idee, intuizioni e proposte senza chiudersi nel proprio individualismo egoista. Una politica pulita, onesta, contagiosa, che scardini meccanismi obsoleti, che riavvicini i delusi, i disillusi, gli indifferenti.
Nei giorni seguenti vengo letteralmente travolto da un’ondata gigantesca di idee, visioni ed emozioni che altri mi hanno voluto donare. Gli ottimi pasti nel ristorante della Festa, gli aperitivi, i dopocena massonico-musicali, momenti più leggeri in cui conoscerci meglio, hanno contribuito a rendere questa esperienza veramente unica e fantastica. La vera politica non si è persa, certe sensazioni pian piano riaffiorano, questa è la nostra vera comunità democratica.

Torno a casa con sul petto un adesivo: una “O” maiuscola.

Gabriele - Campeggio "Alla pari" - andiamo OLTRE

OLTRE  - di Alberto Spadafora
 Se volete sapere che genere di esperienza è stata il campeggio di OLTRE vi invito a visitare il gruppo su FB e in particolar modo il post di Allegra su METILPARABEN. Se volete sapere di cosa si è discusso trovate i primi documenti su www.andiamooltre.it (sezione "documenti")
Nel link seguente racconto cosa ho portato n...ello zaino da Albinea.
Agli amici di questo gruppo posso dire che si è sperimentato con successo un modello di prassi politica di alta qualità per competenze, condivisione, collaborazione, generosità, impegno, allegria (sì, allegria). A questo incontro hanno partecipato pezzi della società e del movimentismo molto critici verso il PD che però hanno visto in Oltre e nel modo di far politica di Pippo Civati "energia pulita".
Off topic tutte le discussioni su correnti, posizionamenti, poltrone, alleanze. Il collante sono state le idee e le 4 parole che ha proposto Carlo Monguzzi: Speranza, Intelligenza, Passione, Coraggio ( le prime 3 sono inutili senza la quarta).
La convinzione è che l'errore principale che si fa oggi nel PD (non fa eccezione la provincia di Cuneo) è dare per scontato che nel partito la parola generosità sia per gli idealisti, che fare squadra è pericoloso perchè c'è sempre qualcuno pronto a mettertelo in quel posto, che l'etica politica è una vernice per la carrozzeria, che l'egoismo così come regge il mercato, regge anche la politica, che l'importante sia avere idee e saperle spiegare, meno importante è realizzarle.
Invito: elaboriamo, condividiamo, agiamo. Sappiamo essere inclusivi sia nel partito sia ai margini. Partiamo da subito, diamoci delle scadenze, degli obiettivi, un'organizzazione. Accogliamo l'invito di OLTRE per un nuovo modo di fare politica rivolta al progresso, usando i nuovi strumenti avendo come obiettivo i giovani, "intesi come giovani elettori e non come giovani dirigenti". Loro sono i veri assenti dell'azione politica come soggetto e ma soprattutto come oggetto.
Proposta concreta: promuoviamo l'iniziativa "Aprite questa porta" che si terrà in diverse città d'Italia il 20 settembre. (http://civati.splinder.com/post/23040872). Se qualcuno si da disponibile, troviamoci.

Elaboriamo e agiamo perchè il progresso non si annuncia, lo si realizza e lo si condivide.



permalink | inviato da scavino il 27/7/2010 alle 11:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA VOCAZIONE IN UN LOGO
post pubblicato in In Cantiere, il 5 luglio 2010

 

di ALBERTO SPADAFORA

 La vocazione di chi oggi si ritiene progressista è compiere una "rivoluzione" culturale profonda, è imprimere "forza" ad un "paese fermo" da troppo tempo per colpa di un conservatorismo non solo di destra.
Il progressista è la freccia arancione, è la forza che riattiva il movimento del mondo e lo rivoluziona. La sinistra oggi è statica, nostalgica, mentre dovrebbe essere dinamica, dovrebbe disegnare il futuro e deve avere la presunzione di possedere un messaggio che è valido per tutti i cittadini, senza distinzione di ceto, professione, latitudine, religione, sesso.

Spin the blue sphere!



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Rifondazione Democratica
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2010

 L'idea del CANTIERE nasce dall'articolo sottostante e dal conseguente buon dibattito che ne è scaturito sulle pagine di facebook. Se son rose...

Serve una rifondazione democratica

Una riflessione sul dopo voto figlia dell’auspicabile chiarezza a cui tutti siamo chiamati non può che partire da una constatazione di fatto, senza giri di parole o equilibrismi da prima repubblica, abbiamo perso!

Abbiamo preso stavolta 5.846.000 voti, un secco ridimensionamento non solo rispetto al dato obiettivamente lontano dei 7.850.000 delle precedenti regionali, ma anche rispetto ai 6.957.000 delle europee, il punto più basso che avevamo toccato. Sono 1.111.000 voti in meno, il 16 per cento dei nostri voti.

E mentre due anni fa governavamo 16 regioni oggi siamo scesi a 8 !

Dopo la terza sconfitta negli ultimi tre anni e milioni di elettori che ci hanno abbandonato è doveroso rivedere il cantiere del PD e procedere ad una rifondazione democratica.

E come condizione procedurale per i nuovi lavori sarebbe opportuno che tanti ingegneri che ci hanno portato fin qui retrocedessero con generosità al ruolo di semplici manovali.

Tra i punti immediatamente cantierabili inserirei i seguenti:

1) La nostra identità: urge definire l’identità del PD e il suo progetto per l’Italia e uscire da quella strana condizione per cui spesso sappiamo solo “ quello che non siamo e quello che non vogliamo”. Basta con le alchimie delle alleanze e basta con gli alchimisti delle alleanze.

2) Un cantiere dove riformismo e radicalità viaggiano insieme: il nostro coraggio riformista è latente su molteplici questioni tanto da farci percepire come una forza del moderatismo e della conservazione , una forza che viene vissuta esclusivamente a difesa di coloro che stanno dentro al sistema a discapito di chi sta fuori. Fuori ci sono milioni di precari milioni di partite iva milioni di italiani che provano a sfangarsela quotidianamente. Per quanto concerne la radicalità siamo a tutt’oggi al non pervenuto, sono residuali le macroquestioni, dal lavoro , alla green economy, al welfare , ai diritti, dove il PD sappia dire dei SI e dei NO chiari ed univoci.

3) Un cantiere dei diritti civili e sociali: Il PD deve candidarsi a diventare il partito della laicità e dei diritti uguali per tutti , rispettoso ma autonomo dai pronunciamenti delle chiese e da condizionamenti clericali.

4) Un cantiere della moralità della politica : I nostri neo gruppi regionali propongano fin da subito una riduzione almeno del 30% dei loro emolumenti . La nostra priorità fra le riforme sia quella di riconsegnare la sovranità ai cittadini battendoci con ardore contro l’attuale legge elettorale "porcata" che designa un parlamento di prescelti e non di eletti.

5) Cantiere dell’ascolto: Ricominciamo , molti di noi amministratori locali per fortuna lo fanno già , ad ascoltare e a condividere, anche la quando le nostre risposte non possono essere esaustive, le ansie, i sogni e le speranze dei cittadini. Teniamo, come giustamente dice il nostro segretario nazionale Bersani, l’orecchio a terra. Però poi quando con l’orecchio a terra dei nostri amministratori locali, della nostra gente, si sente echeggiare fortemente “ Vendola , Vendola o Chiamparino, Chiamparino” i nostri dirigenti nazionali hanno il dovere di non essere sordi…

Per questo è necessario un nuovo inizio , perché l’Italia ha bisogno di una opposizione a schiena dritta e di un futuro governo democratico che la renda più giusta, più moderna e più solidale.




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La mia SINISTRA in un post -it
post pubblicato in La SINISTRA che vorrei, il 5 luglio 2010
 sintesi a cura di Alberto Spadafora


 I post it scritti da alcuni partecipanti all'incontro del 12 giugno a Diano, consegnano al centro-sinistra e in particolare al PD una richiesta di cambio di passo per ciò che riguarda le modalità e i contenuti dell'azione politica tanto a livello nazionale quanto a livello locale. L'etica, le correnti, il ricambio della classe dirigente, la chiarezza del messaggio politico e la distanza misurata dai cittadini tra il PD e i loro problemi quotidiani sono i principali elementi critici espressi.
La proposta invece che scaturisce dai post it è di intraprendere un'azione politica con più alto contenuto progressista, da comunicare con linguaggi e strumenti innovativi e più incisivi, cercando la partecipazione dei cittadini, andando oltre gli steccati del PD.
Moderno, aperto, laico, trasparente, dinamico, unito: questi sono gli aggettivi che vogliamo siano associati ad un rinnovato centrosinistra.
SINTESI DEI POST IT:
1. Costruire dal basso finalmente una linea del Partito senza la ricerca del Messia. / Riuscire a presentarsi con posizioni chiare e condivise.
2. Desidero solo un Partito più unito e aborro i cacciatori di poltrone
3. Cambio di approccio a partire dal linguaggio / Trarre l'agire politico dalla quotidianità della vita delle persone
4. Valutare i leader dai risultati con approccio europeo
5. Confronto di idee e non di portatori di idee / partito anti-cacicchi / nuovi mezzi per fare politica / Post fordismo
6. Cantiere: mi piace l'idea di lavorare con altri per costruire qualcosa di migliore. Credo nell'apprendimento cooperativo. Il confronto democratico, difficile ad attuarsi in questo momento, è la sola strada che riesco a vedere per il futuro.
7. Laicità e diritti civili / Legalità / Messaggi chiari e univoci / Rinnovamento classe dirigente
8. Diritti civili / Riformismo di sinistra
9. Iniziative per strutturare una nuova identità /attenzione verso ambiente (diritto ambiente)
10. Diritti sociali: attenzione alle nuove forme di lavoro / Diritti civili: attenzione verso il diritto all'informazione e nuove tecnologie (internet come nuova agorà)
11. Fare entrare nel partito giovani che con idee nuove possano cambiare il PD / stare in mezzo alla gente / Non c'è figura trainante / Bisogna mettere persone capaci e che ci credono per il bene del PD. Bisogna guardare a i problemi LAVORO GIOVANI FAMIGLIA.
12. I problemi si conoscono, pensare alle soluzioni / responsabilità del gruppo e non delle singole persone / Situazione disastrosa anche a livello locale.
13. Fare cultura politica da mettere al servizio del PD / Intessere relazioni
14. Iniziative dal basso e dalla provincia poco ascoltata dal partito regionale / iniziative in rete
15. Vorrei un partito che cerchi/S-CATENI I TALENTI e si dia regole per il TURN-OVER dei dirigenti / Partito che nel costruire la propria identità applichi un metodo “scientifico”, riformista, libero, trasparente / Ammodernare linguaggio e forme comunicative.
16. Promuovere più trasparenza ed etica politica / Avviare un confronto sui contenuti superando i personalismi / Creare una rete provinciale che permetta di condividere le iniziative e idee territoriali
17. + PARTITO -CORRENTI
18. Importanza del metodo / Obiettivi chiari per trovare progetti condivisi e un'identità su ogni tema culturale e sociale / Approccio laico e democratico nei circoli.
19. Riprendere la questione morale-etica nella politica. Ruolo di responsabilità dei dirigenti/ Chiarezza nelle decisioni/Ascolto!
20. Suscitare emozioni / 2-3 progetti chiari che sappiano attrarre gli italiani: 1) Lavoro, precariato, deindustrializzazione. 2) Etica trasparenza onestà
21. Cercare di più la PARTECIPAZIONE – Dei simpatizzanti rendendo pubbliche le riunioni di circolo – dei cittadini, promuovendo più iniziative pubbliche (non i soliti convegni, ma volantinaggi e contro-informazione.
22. Meno salotti, Più politica / Riformismo vero
23. Meno conservatori/ + progressisti + identità.
SCRIVI ANCHE TU IL TUO POST IT...  e segui il dibattito su www.facebook.com/?ref=logo#!/event.php?eid=111792412201304&ref=ts



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Nasce il CANTIERE Progressista e Democratico
post pubblicato in diario, il 5 luglio 2010


Sabato 12 giugno, nella splendida cornice delle colline attorno Diano d’Alba, presso la cascina Moncolombetto, si è tenuto il battesimo del 'Cantiere Progressista e Democratico'. Il gruppo,  nato via web attorno al documento-manifesto  diffuso su Facebook dall’assessore albese Massimo Scavino,  ha come obiettivo quello di contribuire all’elaborazione di un patrimonio culturale e di buone prassi amministrative in grado di dare una scossa all’asfittico panorama politico. Hanno partecipato  all’incontro iscritti, amministratori e coordinatori di circolo del PD, ma anche semplici cittadini che si riconoscono nei valori progressisti.  Il gruppo  ha individuato nel conservatorismo e nella cultura delle rendite di posizione un’insostenibile zavorra per il nostro paese e il vero avversario da battere.



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Perché il fazzoletto verde non va bene
post pubblicato in In Cantiere, il 5 luglio 2010
 

di Michele Antonio Fino
Mi sono chiesto per un po' di tempo per quale ragione trovassi urtante la pochette biancoverde che ogni leghista sfoggia in qualsivoglia contesto.
Mi sono chiesto la ragione del rimprovero di Donna Clio Napolitano, al Presidente Cota, per quel'accessorio sfoggiato alle celebrazioni dei 150 anni dall'Unità. Ho pensato che la moglie del Capo dello Stato pensasse ad un'inopportunità vista l'occasione e visto il credo secessionista, un tempo professato (ma poi, è stata cambiata la denominazione del gruppo Lega Nord per l'Indipendenza della Padania, in Parlamento?) dai leghisti. E mi sono anche chiesto se non avesse ragione Cota a rivendicare il diritto a manifestare le proprie idee, sostenendo che solo il fascismo lo proibì e dunque la pochette padana sarebbe un segno di libertà, nient'altro.
Ci ho messo dei giorni, ma ho messo a fuoco che quello di Cota è un paralogismo e la pochette verde una cosa che non va bene, che, tornando al riferimento fatto dal Governatore, somiglia più alla camicia nera che ai fazzoletti rossi delle camere del lavoro chiuse a fucilate nel Ventennio.
Infatti, non è il fazzoletto (ma nemmeno i cappellini che richiamano i berretti sudisti colorati di verde o le camicie smeraldo o i bandieroni con il sole delle alpi) a non andare bene. Vanno benissimo nelle manifestazioni pubbliche della Lega, dove giustamente il partito può usare i simboli che ritiene per identificarsi. A Pontida abbiamo visto bardati di tutto punto serissimi assessori regionali, a tal proposito. E non c'è nulla da ridire: a casa propria ciascuno si veste come vuole.
Ma è quando si ricopre una carica pubblica che comporta la rappresentanza dell'intero Comune, dell'intera Provincia o Regione o Nazione, che la pochette o altri accessori non vanno bene. Perché? Perché le istituzioni debbono non solo essere INDIPENDENTI E IMPARZIALI, ma anche apparire come tali.
Quando un presidente, un sindaco, un assessore, un consigliere leghista, in un'occasione che non li vede partecipi in quanto leghisti, ma in quanto rappresentanti di tutta una popolazione, sfoggiano i segni dell'appartenenza partitica, dicono a chiare lettere che di coloro che rappresentano, ne preferiscono una parte. Dicono a chiare lettere che se ti uniformi, se prendi la tessera, sarai anche tu un preferito. Dicono a chiare lettere che loro sanno distinguere tra coloro che governano o amministrano a seconda di quali idee essi abbiano.
Tutto questo è inaccettabile perché è un vulnus alla democrazia, che apre ad altre, anche più gravi, forme di commistione tra la propaganda partitica e la funzione democratica: ricevere e organizzare riunioni nelle sedi di partito; usare il ruolo e i segni dell'istituzione per farsi propaganda, anche a spese dei contribuenti di altre idee politiche; agire in modo smaccatamente favorevole ai propri "grandi" elettori.
Tutto questo sta già accadendo, non certo per colpa della pochette, ma insieme, perché appartiene al medesimo incedere logico.
Chi non ha vergogna di sminuire le istituzioni a megafono della propria ideologia seppellisce la libertà che invoca per continuare, indisturbato, nella propria riprovevole azione antidemocratica. E' ora di dirlo chiaro e tondo: le istituzioni si abitano con rispetto, perché non sono di una parte: l'uso dei segni distintivi di partito nelle occasioni pubbliche, che non costituiscano manifestazioni di partito, rappresenta un'inaccettabile forma di subdola eppur feroce propaganda politica. Questa sì, autenticamente fascista.



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Internet incubatore di forme di partecipazione dal basso
post pubblicato in In Cantiere, il 3 luglio 2010
 
Di MARCO CASTELLA
Nell'ambito dei diritti civili e politici secondo me un tema da mettere all'ordine del giorno è quello dell'accesso a Internet.
Come dimostra l'esperienza di questo "cantiere progressista e democratico" (nato tramite il social network) Internet è sempre di più un immenso spazio pubblico , uno spazio di democrazia continua (la nuova agorà per usare un parolone...), di incontro continuo, di accesso a un’enorme quantità di informazioni. Uno spazio di organizzazione e partecipazione politica, un incubatore di forme di partecipazione dal basso. Accresce le occasioni di intervento diretto dei cittadini e gli strumenti di dialogo e di pressione continua degli elettori sugli eletti. .
Inoltre è anche un luogo fondamentale di approfondimento per gli studenti e di
incontro tra domanda e offerta di lavoro, soprattutto per le “nuove”
forme di lavoro.
Pertanto 1) Vanno introdotte forme di regolamentazione innovativa contro gli abusi tramite Internet, ma al tempo stesso va protetto da eventuali attacchi legislativi che nel nome di una distorta tutela dei diritti vanno a limitarne le potenzialità (mi viene in mente la c.d. Legge Bavaglio).
2) Bisogna promuoverne al massimo la diffusione in tutte le aree attraverso la tecnologia wifi; soprattutto nelle aree extraurbane che non sono raggiunte in modo adeguato da servizi come la ADSL o che non trovano copertura i contratti tramite le cosiddette chiavette. A proposito del wifi l'esperienza recente dimostra che nella nostra zona un'azienda fornitrice di collegamento ha lasciato centinaia di utenti senza connessione (sembra esser sparita nel nulla). Le amministrazioni locali dovrebbero consorziarsi per la fornitura del collegamento Internet. Magari attraverso forme di partecipazione pubblico-privato. Altrimenti l'alternativa è quella di lasciare questo servizio di pubblica utilità alla improvvisazione più totale di aziende che - come dimostrano questo e altri casi - non riescono a offrire garanzie di un collegamento stabile ed efficiente.



permalink | inviato da scavino il 3/7/2010 alle 13:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Green economy non mi basta
post pubblicato in In Cantiere, il 1 luglio 2010


Di Michele Antonio Fino
 Vorrei cominciare a proporre un tema.
Il progressista dovrebbe essere per la produzione di energia diffusa.
Perché il progressista preferisce benessere diffuso e meno concentrazioni di potere economico possibile. Quindi OCCHIO! Non solo verde, ma diffusa.
Ciò significa, non solo che tra nucleare e fonti rinnovabili, scelgo queste ultime, ma tra centrali a biomassa e migliaia di tetti fotovoltaici scelgo (e sostengo!) questi ultimi.
Perché un milione di tetti fotovoltaici è possibile e se ogni tetto valesse 3 kwp staremmo parlando di tre gigawatt di potenza installata: produzione solo diurna, d'accordo, ma pari a tre centrali nucleari (che, in quanto tre, rappresentano una concentrazione di potere economico notevole). E si sa, è di giorno che l'elettricità è più costosa perché ricercata.
Morale: economia verde, sì, ma solo se diffusa.
Con un simile principio, si può dire no anche agli speculatori dei megawatt fotovoltaici sulla terra agricola, senza contraddirsi, senza tentennare.
Che ne dite?



permalink | inviato da scavino il 1/7/2010 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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